|
|
BOTTEGHE STORICHE: SFRATTI E AFFITTI ALTI, RISCHIO SCOMPARSA |
|
(ANSA) - ROMA, 24 SET
La denuncia viene da Stefano Biagini, presidente dell'associazione negozi storici di Roma, nata per salvaguardare le attività avviate da più di 50 anni mantenendo gli arredi delle origini. Botteghe che, con l'arrivo in centro delle grandi società, rischiano la scomparsa.
Il problema - ha spiegato Biagini - sono i negozi delle grandi società e delle multinazionali, disposte a pagare fino a
20 milioni al mese di affitto perchè usano i locali antichi come forma di promozione del marchio. Somme impossibili per chi
vive con i guadagni di un solo negozio. Per tutelare le botteghe storiche arriverà presto una legge
regionale, che ne disporrà il censimento e che finanzierà quelle in crisi.
|
|
NEGOZI STORICI ANTICHI MESTIERI Moderne risorse culturali ed economiche della città 11 Dicembre 2000 Museo Nazionale di Castel S.Angelo
|
Castel S'Antangelo luogo di artisti e artigiani è legato intrinsecamente alle botteghe storiche. Tre sono i fattori che determinano la crisi dei negozi storici:
L'esigenza di mantenere il centro storico di ogni città d'arte così com'è è alla base di questa iniziativa.
Ringrazia le personalità che più si sono impegnate su questa iniziativa nella città di Roma: Athos de Luca che ha presentato l'emendamento in finanziaria dedicato alle botteghe storiche, il consigliere comunale Pino Galeota, l'attuale consigliere regionale (ex assessore al commercio) Enrico Gasbarra, l'assessore al commercio di Roma Cioffarelli.
La commissione sta lavorando alla definizione di uno strumento normativo utilizzabile nei diversi comuni per l'applicazione della legge Bersani.
"Nell'era della globalizzazione credo sia indispensabile mantenere la coscienza delle proprie radici: i centri storici ne sono la testimonianza. La standardizzazione non ci conviene: la storia è l'unica industria non delocalizzabile"
Continua la politica di Gasbarra nell'avere uno strumento che consenta di tutelare e di valorizzare un patrimonio della città. Non è sufficiente la pur indispensabile delibera dei negozi storici; è necessaria una precisa normativa che tuteli attività artigianali anche di grande pregio che non possono sopravvivere al lievitare degli affitti, anche per scongiurare pericoli di usura. La proposta: gli esponenti degli enti locali dovranno coinvolgere le multinazionali e le grandi firme per evitare che a causa loro debbano soccombere attività centenarie del centro storico. Bisogna creare un osservatorio istituzionale permanente per evitare che ci sia l'estinzione di ciò che va difeso.
Interviene avendo momentaneamente interrotto la sua presenza ai lavori parlamentari. Specifica di aver presentato un emendamento alla finanziaria riguardante il diritto di prelazione del commerciante in caso di vendita di immobile appartenuto a ex enti previdenziali. Se si chiudono le vecchie attività si depaupera anche il valore degli immobili del centro storico poiché potrebbe non essere più così interessante. "La strada è lunga per creare una cultura di governo che difenda il patrimonio artistico e culturale delle botteghe storiche: mi auguro che il Parlamento possa essere più sensibile"
Presenta un articolato intervento descrivendo approfonditamente l'esperienza bolognese di tutela del commercio tradizionale.
A Bologna il centro è stato definito come centro commerciale all'aperto unica rete del piccolo commercio. La tutela del commercio storico è fondato su una delibera basata su 3 criteri: 50 anni di attività, stesso luogo, stessa merceologia. Tale delibera del 1999 si è rivelata nel caso di Bologna di maglie troppo larghe ed è stata soggetta a numerosi ricorsi al TAR, si è quindi resa necessaria una seconda delibera nel 2000 che ha aggiunto ai tre criteri già necessari un altro tra questi che seguono:
Il vincolo è leggero, ovvero se ne può chiedere l'annullamento per ragioni economiche (es. aumento dell'affitto) o si voglia cambiare merceologìa. L'iniziativa del Comune di Bologna ha consentito di efettuare un censimento delle botteghe storiche (di cui è ipotizzabile uno sfruttamento sul piano turistico) e di effettuare un piano di riqualificazione urbanistico e commerciale perimetrando tutto il centro storico. E' stata predisposta un'area centrale da destinare ad attività commerciali o artigianali di tradizione sottoposte a uno sfratto.
La legge regionale consente deroghe al regolamento igienico-sanitario ed edilizio imponibili nel centro storico.
Ricerca del reciproco vantaggio per l'esercente e per il proprietario dell'immobile per calmierare i prezzi d'affitto dei locali ed evitare che le grandi firme spodestino i vecchi negozianti.
Elogia la forma seminariale dell'incontro sottolineando la serietà e la qualità degli interventi. E' necessario programmare l'attività commerciale non soltanto sul piano quantitativo, ma tenendo conto del territorio e dunque bisogna effettuare una sorta di pianificazione qualitativa tenendo conto dell'aspetto unrbanistico edilizio. Se il negozio storico valorizza il centro storico bisogna suggerire modalità di resistenza e di crescita. Nell'esperienza di Napoli sono stati identificati tre criteri di identificazione delle botteghe storiche:
I negozi storici sono una ricchezza per i centri storici italiani. Condivide e auspica la proposta di Cioffarelli di un Osservatorio nazionale delle botteghe storiche.
Propone il patrocinio degli enti pubblici per la ricerca di sponsor per la costituzione di un fondo di tutela dei negozi storici. L'azzeramento dell'ICI ai proprietari di negozi storici che accettino di non aumentare i canoni d'affitto.
La tutela dei negozi storici non è contraria alla liberalizzazione del mercato, anzi intende portare imprese commerciali di peso e caratteristiche differenti alle medesime condizioni di partenza: oggi una bottega tradizionale parte con 100 mt di svantaggio in una corsa olimpica di 400 mt.
C'è la necessità di abbinare al vincolo urbanistico la destinazione d'uso: è questa la chiave per riuscire a tutelare le attività commerciali tradizionali che erano state sacrificate ad interessi della proprietà al tempo della prima legge sull'equo canone.
Grandi griffe e negozi storici dovrebbero siglare un patto di intesa che portasse alla costituzione di un fondo di impresa a sostegno delle attività più deboli.
A conclusione della conferenza è intervenuto ricordando le competenze specifiche di ogni ente: Stato, Regioni, Comuni, ciascuno autonomo nella propria sfera e funzione, che se ben coordinati nel comune obiettivo di tutela del commercio storico, possono avere ottimi risultati. "Se si ripongono le faziosità e ci identifichiamo nella difesa di questa identità nazionale si ha successo"
